Incontro tra fame ed abbondanza

La mostra permanente “Incontro tra fame e abbondanza” illustra la cultura alimentare dal XVIII secolo fino alla metà XX secolo, quando si sono verificati i maggiori mutamenti nelle abitudini alimentati. Di fatti il rapporto con il cibo è cambiato a livello culturale proprio nella prima metà del XX secolo. Nel corso dei secoli si sono alternati periodi di prosperità e di carestia, determinati da calamità naturali, guerre e condizioni economico-politiche. Alla fame e alla privazione non sono sfuggite neanche le classi più abbienti, ma in generale in passato l’alimentazione della maggior parte della popolazione era molto povera in quanto era condizionata dalla posizione sociale della famiglia.

Il cibo è considerato un bene culturale e perciò l’alimentazione dei periodi storici viene trattata e considerata come una parte importante del patrimonio culturale. Il cibo e la gastronomia sono due elementi attraverso i quali è possibile conoscere il patrimonio culturale, i cambiamenti, le innovazioni e la creatività di persone, famiglie, gruppi e abitanti di determinate località e regioni nonché le loro abitudini e feste. Nelle società caratterizzate dalle ristrettezze il cibo veniva apprezzato in modo particolare, ma in passato il problema principale era la mancanza di cibo e prodotti alimentari e non la loro qualità. Nelle zone rurali la rigida separazione dei piatti consumati durante le festività e in occasioni speciali dal cibo di tutti i giorni era in linea con la norma di avere una sufficiente quantità di cibo in casa; il meglio rappresentava un'eccezione nella vita di tutti i giorni. A quei tempi la borghesia cittadina viveva in condizioni diverse dai nobili, e molto diverse dai contadini dei dintorni. Le migliori famiglie di città avevano una cuoca/governante e stanze speciali: una sala da pranzo e a volte anche una sala da tè. Per la borghesia la cucina aveva varie funzioni e quindi era di rappresentanza, familiare, cordiale, ospitale, ma anche pratica, moderna e razionale; comprendeva novità culinarie provenienti da altre province e nuovi prodotti importati. I cibi, le modalità e le regole con cui vengono consumati nell’ambito delle abitudini alimentari riflettono lo status di un determinato gruppo sociale in un preciso momento storico, la sua ricchezza o povertà, la posizione privilegiata o non, l’opulenza o la fame. Le classi sociali superiori godevano di privilegi anche nelle abitudini alimentari con notevoli differenze in particolare nella quantità e nella modalità di preparazione dei cibi, nel possesso e nell'uso di posate e stoviglie. Ciò è testimoniato dagli articoli per la cucina e per la tavola di diversa origine giunti fino a noi, tra i quali alcuni utensili di prima qualità di cui erano dotate le case dei residenti delle città costiere.

La collezione etnologica presenta una cucina borghese mediterranea e i suoi accessori per la conservazione, la preparazione e il consumo degli alimenti, mentre a Loparo, in casa Brdinec, viene presentata la cucina rurale istriana. Gli oggetti presentati provengono quindi dagli ambienti urbani e rurali e mostrano la coesistenza e l’influenza reciproca tra i due ambienti culturali. Le tradizioni e le abitudini alimentari del passato e i cosiddetti piatti tradizionali sono ottimi temi di partenza che ci permettono di tracciare dei paralleli con l’attualità e con alcuni temi attuali come i piatti tradizionali nella cucina moderna o i piatti tradizionali e le malattie moderne (ad esempio il diabete e l’alimentazione tradizionale). In ogni caso, si tratta di un tema che di per sé offre varie opportunità per diffondere il patrimonio culturale e per collaborare con vari gruppi di destinatari.

La mostra è suddivisa in tre sezioni: oggetti per la conservazione degli alimenti, oggetti per la preparazione degli alimenti e oggetti per il consumo degli alimenti. La mostra è completata dall’angolo didattico destinato ai visitatori più piccoli “Osteria da Bepo e Juća”, ideato - come l’intera mostra - dalle stiliste Irena Gubanc e Mateja Škofič. Le due stiliste hanno utilizzato l’idea di pasto come un insieme completo, che si ripete costantemente, illustrato da un cerchio che funge anche da filo conduttore della mostra.

Contatto

Indirizzo:
Via Kidrič 19, SI-6000 Capodistria, Slovenia

Orario del Palazzo:
Martedì - Venerdì: 9:00 - 16:00
Sabato, domenica e festivi: 10:00 - 14:00

Lunedì, primo gennaio, primo maggio, primo novembre e 25 dicembre chiuso.

Telefono:
T: +386.41.55.66.44
F: +386.5.66.33.571

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